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Educazione Olistica, Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Con la mente, il braccio, il cuore. Di Ascensione Maria Santoro

segue dalla prima parte

Nel mese giugno scorso, in occasione della conferenza annuale EVBB (European Association of Institutes for Vocational Training) tenuta nella città di Sofia, abbiamo cevbbonosciuto Eli Eisenberg. Abbiamo avuto il privilegio di passeggiare e sorseggiare caffè insieme, intervistandolo sul tema dei nuovi approcci alla didattica.

Ecco la seconda parte della nostra conversazione.

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Utilizzare i Big Data nella formazione scolastica

Educazione Olistica Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Quali sono oggi le sfide per attuare questa visione olistica dell’educazione?

Questa domanda è molto importante. Potresti pensare che conoscere ogni studente a 360° richieda molto tempo e richieda un grande sforzo per gli insegnanti, uno sforzo che va ben oltre i limiti temporali dettati dall’insegnamento. In realtà non è così. Oggi disponiamo di ottime tecnologie, possiamo utilizzare i Big Data, quindi perché non usarli nell’istruzione nello stesso modo in cui li utilizziamo in ambito sanitario, finanziario, agricolo? Date tali tecnologie, per un insegnante disposto ad applicare il metodo olistico è sufficiente trascorrere mezz’ora per studente due volte l’anno.

Quali sono le basi di questo approccio? Dopo aver ascoltato lo studente, vengono ascoltati i genitori. Le domande sono fondamentalmente soltanto due: “cosa c’è di buono nella scuola?” (non “cosa non va nella scuola?”) e “cosa ti serve dalla scuola?”. Le stesse domande vengono poste allo staff educativo. Come risultato si ottiene l’immagine dello studente proiettata da diverse fonti.

A questo punto, passiamo all’integrazione con i Big Data.

I Big Data aiutano ad andare oltre la “trasparenza” degli studenti. Per “trasparenza” intendiamo “guardare senza vedere”, una sorta di cecità che riguarda le qualità specifiche di uno studente. Nell’educazione “industriale” l’attenzione maggiore è rivolta agli studenti deboli o agli studenti problematici, da una parte, e ai più dotati, dall’altra parte. Coloro che sono nella media sono considerati “ok” e quindi non ricevono molta attenzione, si tratta solo di passare dal primo giorno di scuola alla loro laurea senza la necessità di ricevere troppa attenzione, quindi le loro abilità specifiche sono “trasparenti”, non appaiono.

E per quanto riguarda le altre caratteristiche? Uno studente potrebbe avere talento nella musica, nello sport, nel teatro, nella matematica, in qualsiasi altra cosa, ma queste qualità non vengono “mappate” nel modello standard di educazione industriale, quindi gli studenti di solito non sono messi nelle condizioni di mostrare realmente queste abilità: rimangono “invisibili”.

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Utilizzare i Big Data nella formazione scolastica

Educazione Olistica Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Venendo alla domanda, si può andare oltre la trasparenza.

L’abbiamo fatto negli ultimi otto anni in otto comuni. Utilizzando le brevi interviste a genitori, insegnanti e studenti di cui ho parlato sopra e integrandole con i Big Data (che forniscono molte micro-informazioni sulla sua famiglia, sulla storia personale dello studente, ecc.), riceviamo l’immagine immediata di ogni studente. Gli studenti vengono così inseriti in maniera più semplice nel contesto della loro classe. Il risultato di questo programma non è soltanto informazione numerica, è un risultato grafico, con immagini e colori: puoi vedere uno studente, puoi vedere una classe, puoi vedere una scuola e l’intera popolazione studentesca di una città nelle loro diversità. Ciò consente di risparmiare molto tempo e, elemento più importante, consente di adottare il giusto trattamento per ogni singolo studente. Non è come prendere un programma dallo scaffale e lasciare che gli studenti scelgano ciò che vogliono, è qualcosa di più profondo.

L’intervento di Eli Eisenberg alla conferenza EVBB di Sofia

Educazione Olistica Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Ha parlato di Big Data, come li raccoglie e in che modo li usa? Sembra bello, ma quali sono le difficoltà? Quali sono gli ostacoli e le barriere? Potrebbe per favore darci un esempio di questo metodo?

Iniziamo con le barriere che abbiamo dovuto superare. Abbiamo dovuto creare uno spirito di partnership. Dovevamo andare oltre il sistema dell’Io in cui viviamo, dove tutti vorrebbero essere al centro. Per far funzionare il programma, per far sì che questo progetto avvenga, devi abbattere il tuo ego e capire che devi lavorare in un ecosistema.

Questo significa anche che devi implementare il sistema “a tutto campo” non solo nella scuola, ma nella città, con il Comune dove il Dipartimento della Salute, il Dipartimento degli Affari Sociali, il Dipartimento di Consulenza e l’Educazione che siano disposti a fornire i dati e condividerli, lavorando insieme per avere un quadro completo di ogni studente. Questo dove è come raccogliamo i Big Data.

Un fattore molto importante per la buona riuscita di questo programma è avere come leader il sindaco della città. Se il sindaco non è un leader, se non crea la stessa lingua, la stessa cultura, una raccolta di informazioni olistiche, tutto ciò non sarà possibile. Non possiamo fare affidamento solo su ciò che lo studente ci dice, dobbiamo fonderlo con gli altri dati.

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Con la mente, il bracco, il cuore

Educazione Olistica Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Detto questo, il preside di questa scuola avrà soltanto da guadagnare da una mappatura di successo. Non solo, egli sarà in grado di capire i suoi studenti e sarà anche in grado di identificare al meglio le qualità del suo staff, i punti di forza dei suoi insegnanti. Se c’è un insegnante di matematica che potrebbe essere bravo in musica, perché non attivarlo? L’insegnante si sentirà molto meglio se verrà riconosciuto non solo come insegnante di matematica, ma anche come un ottimo insegnante di musica, ecc.

Quindi, la partnership e la leadership sono le chiavi.

E si fa un ulteriore passo. Dobbiamo cambiare la mentalità degli insegnanti, capire che insegnare non riguarda soltanto le capacità cognitive, ma deve fare i conti con i talenti o difficoltà o emozioni o debolezze o punti di forza, capendo che il discente non sta lavorando solo con la mente, sta lavorando anche con il suo cuore.

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Con la mente, il braccio, il cuore

Educazione Olistica Conversazione con Eli Eisenberg Parte 2

Sta dunque dicendo che abbiamo bisogno del cuore?

Sì, essere olistico è combinare la mente, il cuore e la mano. L’alimentazione, le attività sportive, le ore di sonno, tutto quello che riguarda la vita di un ragazzo ha un impatto sul suo successo.

Abbiamo davvero bisogno di combinare la mano, l’aspetto fisico, l’aspetto emotivo e, naturalmente, quello cognitivo. Per ottenere tutto ciò, dobbiamo cambiare la mentalità degli insegnanti e questo è un lavoro molto impegnativo.

Ha mai fallito?

Sì…

Come è successo?

È chiaro che non esiste una storia di successo che non abbia avuto dei fallimenti. Impariamo dai fallimenti. Per riuscire in molte situazioni, anche nella creazione di una start-up, devi lavorare sodo, a volte fallisci. C’erano due comuni in cui era molto difficile creare e sviluppare lo stesso linguaggio perché il sindaco non era entusiasta di farlo. Quindi, abbiamo impiegato un po’ più di tempo, abbiamo dovuto fare altri incontri, ma alla fine è andata molto bene.

Il fallimento è un buon passo in avanti verso il successo.

Dottor Eli, grazie di cuore per questa testimonianza.

È stato un piacere !

Ascensione Maria Santoro

Ascensione Maria Santoro, Laurea Magistrale in Editoria e Scrittura presso L’Università La Sapienza di Roma con tesi in giornalismo di inchiesta. Attualmente si è focalizzata sulla branca dell’ Educational Reporting.